Claudio Capurro

- Da quali esigenze espressive è nato il tuo ultimo disco "Aloofness" ?
Credo che questo lavoro sia nato dalla necessita' di pormi in relazione con il mondo del jazz ,quello storico e quello contemporaneo.
Mi sembra che una delle tendenze predominanti oggi sia quella dell' esteriorita' non nel senso del virtuosismo tecnico o ideativo (che quello c'è sempre stato) ma nel senso della"ostentazione";saper fare una cosa e farla appena possibile appena se ne ha l'occasione cosi' senza.... pudore ,senza contestualizzare.
Nel jazz storico non era così : anche la piu' travolgente energia vitale era mitigata da un profondo senso della forma ,della sincronia con gli altri e della preghiera (nel senso della contemplazione interiore).In piu' nei dischi classici( fino a meta' anni 70 direi) si percepisce assai nitidamente una categoria di emozioni oggi difficile da reperire:l'ammirazione;quando un musicista terminava il suo intervento colui che gli subentrava mostrava tangibilmente di avere ascoltato e di avere apprezzato, di aver goduto insomma dell'operato dell'altro pur non mostrando mai desiderio di rivalsa (un tentativo piu' o meno malcelato di "distruggere il rivale" che è molto diffuso oggi) .E' qualcosa di diverso dal rispetto, è amore puro.
In parole povere il "distacco"di cui si tratta in "Aloofness" è nei confronti dell'individualismo,e' una reazione all'estroversione,alla lotta per il podio,all'affermazione di sè per sè ,alla decontestualizzazione del talento. Una parte essenziale del progetto era quella di coinvolgere gli altri musicisti in una sorta di "ponderata osservazione collettiva di se stessi e del gruppo" a partire da un materiale pensato appositamente per escludere qualsiasi estraniazione del singolo.

- Dunque feeling e atmosfera nei brani
Il "colore" predominante è ,come per il primo disco "Algonchina" quello della malinconia. Termine che non vorrei venisse interpretato come fosse sinonimo di tristezza.
La malinconia ha mille sfaccettature , talvolta anche cariche di brio ,ed è per me un sanissimo sentimento di consapevolezza della perdita di qualcosa,forse proprio della perdita di fair - play musicale di cui parlo nella prima domanda.

- Come sono nate le tue composizioni ?
Dipende , alcune sono nate sotto forma di sequenze armoniche sulle quali ho improvvisato fino ad estrapolare un tema ( è il caso del brano che da' il titolo al disco: Aloofness o di Cèline X);altre sono nate come melodie armonizzate .In entrambi i casi uno degli aspetti fondamentali era quello di imporre a me e agli altri solista di evitare di scadere nei soliti clichè manuali.
Un grado soddisfacente di creativita' si puo' ottenere soltanto con una certa dose di rischio .

- Il contributo musicale di Pozza, Zunino, Calcagno e Zegna ?
La scelta dei musicisti ha riflettuto l'esigenza di ritrovarmi a "conversare" con persone musicalmente civili e rispettose, e al tempo stesso incisive.
Conosco Andrea Aldo Riccardo e Stefano da molto tempo e posso assicurare che ,nel senso di cui sopra, si tratta di quanto di meglio il jazz italiano abbia espresso negli ultimi vent'anni.Tutti loro riescono ad affermare un pensiero musicale con estrema forza e nettezza pur senza mai aggredire e prevaricare gli altri. Incisivi e precisi, una vera rarità.

- Perchè hai deciso di affiancare al sax il trombone ?
Sempre in conseguenza di quanto ho detto prima, quello che mi interessava era di suonare con Stefano in quanto musicista; se anche avesse suonato l'ocarina credo che lo avrei invitato lo stesso. Credo che ad un certo livello si scelgano le persone e non lo strumento che suonano.

- Cosa rappresenta per te la dimensione del quartetto ?
Il quartetto è un luogo in cui può potenzialmente avvenire qualcosa di miracoloso oppure qualcosa di estremamente fastidioso. Nel primo caso quattro esseri umani partecipano,direi quasi come fossero spettatori involontari alla nascita di un fatto sociale , di una comunione :tutti e quattro respirano e vivono lo stesso evento scoprendo che in quel breve istante non sono soli (se posso esprimermi con una similitudine ...come un orgasmo simultaneo con tre donne).
All'estremo opposto, e ahimè succede spesso, si tratta di una conversazione su che tempo farà domani tra ciechi, sordi e metereopatici, tutti incapaci di partecipare dell'esperienza comunicativa (come una convivenza forzata con tre donne-sic!- che ti odiano e che tu odi).

- Cosa richiedi principalmente alla ritmica che ti accompagna ?
Rischiando di ripetermi ti dirò che chiedo sostanzialmente due cose: di non invadere lo spazio del solista e di "titillarlo". Il che non significa che la ritmica debba assistere all'eloquio del solista in maniera acritica ma piuttosto che debba intervenire a ragion veduta e tempestivamente con qualcosa di"moderatamente"destabilizzante appena il solista mostra di incamminarsi su un sentiero troppo battuto.

- Come interpreti il linguaggio jazz ?
Domanda da un milione di ....euro.Lo interpreto come posso,come tutti. Tutti, a partire dai musucisti storici,sono stati attratti dal linguaggio musicale usato da qualcuno venuto prima di loro,ne sono rimasti affascinati e hanno cercato di riprodurlo a loro modo.Salvo che chi riesce a riprodurre alla lettera ciò che preesiste non passa alla storia come grande jazzista (e neanche come musicista tout - court). Il gioco sta nel far rientrare le proprie tendenze centrifughe nella zona del plausibile dove il plausibile e' la media di tutto cio' che e' gia stato udito e dove tendenza centrifuga (o "limiti" come si usa dire ma questa espressione è quantomeno ambigua) sta per impossibilità psicologica ed evolutiva a restare immobili al centro del plausibile.
Mi piace pensare che Monk fosse invidioso di Tatum e che siccome era più imbranato si e' dovuto inventare(del tutto incosciamente, è ovvio) qualcosa per conservare il rispetto di se' , o semplicemente per continuare a godere della musica come elemento di vita ; il risultato è qualcosa di piu' grande e vasto di tutti gli Art Tatum del mondo. Come affermano le teorie neoteniche (neotenia) l'evoluzione vera e propria si ha quando qualcosa va storto nel passaggio generazionale perche il "diverso" deve escogitare uno stratagemma per sopravvivere,necessita' alla quale non e' sottoposto l'individuo"perfetto".Nel mio piccolo,con molta presunzione,ritengo di essere nato con una "malformazione musicale" o meglio una "irrequietezza" di fondo che mi impedisce fisiologicamente di ricopiare alla lettera il lessico di Charlie Parker o quello di Cannonball .A questa "sfiga" ho reagito"come meglio potevo"dal punto di vista evoluzionistico ed il risultato e' la musica che puo' essere ascoltata in "Aloofness".

- .....e come interpreti uno standard ?
Se nel suonare uno standard ho mantenuto viva la memoria di "Bird" e degli altri attraverso il mio essere (leggi se mi sono sentito vivo e sono riuscito ad esprimere vitalita' così come questa sgorga dai loro dischi) considero di avere suonato bene lo standard ed addirittura di avere fatto buona musica; se viceversa nel suonare lo standard ho fatto ricorso alle frasi di "Bird"e degli altri per sentirmi vivo considero che ho fallito ,come musicista e come persona (a buon intenditore.....).


- Preferisci suonare su un tempo veloce, medio o lento ?
La risposta dipende largamente dalla condizione psicofisica del momento, in generale se sono teso o sovraeccitato cerco di evitare di suonare un tempo veloce perche' sarebbe come sventolare il drappo rosso al toro nel bel mezzo di una corrida,e sappiamo tutti che fine fa il toro...In più noto che con il passare del tempo preferisco sempre piu' suonare i tempi medi e medio-lenti....che sia l'età ?

- Progetti musicali futuri ?
Più che un progetto si tratta di un vero e proprio sogno nel cassetto e consiste nella realizzazione di uno o magari più dischi di mie composizioni originali per Big Band .Da qualche anno mi dedico quasi esclusivamente a due attività: scrivere musica e giocare al Superenalotto...

(riproduzione riservata)

 


SCHEDA JAZZ LIGHTHOUSE



NOME E COGNOME
: Claudio Capurro

STRUMENTO: Sassofono contralto, sassofono soprano, clarinetto

LUOGO E DATA DI NASCITA: Genova, 29 novembre 1963

PRINCIPALI COLLABORAZIONI:
Dave Liebman, Kenny Wheeler, Richie Beirach, Franco Ambrosetti, Mike Melillo, Lee Konitz, Bobby Durham, Riccardo Zegna, Jimmy Cobb, Paul Jeffrey, Slide Hampton, Luigi Bonafede, Antonio Faraò, Massimo Faraò, Gianni Basso, Enrico Rava, Paolo Conte, Rossana Casale, Tullio de Piscopo, Dado Moroni, Luciano Milanese, Romano Mussolini, Roberto Gatto.

DOVE ASCOLTARLO:
> Bansigu Big Band, L'isola di Bansigu, DDQ, 1993
> Dario Cellamaro Swingsuite Quintet, Sweet Love, Old Magic Music, 1995
> Dario Cellamaro Swingsuite 5et meets Clark Terry, Mani pulite, Old Magic Music, 1996
> Dario Cellamaro Swingsuite& Clark Terry, Second Time, Old Magic Music, 1999
> Rossana Casale, Jacques Brel In Me, Nuova Carisch, 1999
> Claudio Capurro, Algonchina, Dischi della quercia, 1995
> Claudio Capurro , The Aloofness, Crisler, 2001