- Da quali esigenze espressive è nato il tuo ultimo
disco "Aloofness" ?
Credo che questo lavoro sia nato dalla necessita' di pormi in
relazione con il mondo del jazz ,quello storico e quello contemporaneo.
Mi sembra che una delle tendenze predominanti oggi sia quella
dell' esteriorita' non nel senso del virtuosismo tecnico o ideativo
(che quello c'è sempre stato) ma nel senso della"ostentazione";saper
fare una cosa e farla appena possibile appena se ne ha l'occasione
cosi' senza.... pudore ,senza contestualizzare.
Nel jazz storico non era così : anche la piu' travolgente
energia vitale era mitigata da un profondo senso della forma ,della
sincronia con gli altri e della preghiera (nel senso della contemplazione
interiore).In piu' nei dischi classici( fino a meta' anni 70 direi)
si percepisce assai nitidamente una categoria di emozioni oggi
difficile da reperire:l'ammirazione;quando un musicista terminava
il suo intervento colui che gli subentrava mostrava tangibilmente
di avere ascoltato e di avere apprezzato, di aver goduto insomma
dell'operato dell'altro pur non mostrando mai desiderio di rivalsa
(un tentativo piu' o meno malcelato di "distruggere il rivale"
che è molto diffuso oggi) .E' qualcosa di diverso dal rispetto,
è amore puro.
In parole povere il "distacco"di cui si tratta in "Aloofness"
è nei confronti dell'individualismo,e' una reazione all'estroversione,alla
lotta per il podio,all'affermazione di sè per sè
,alla decontestualizzazione del talento. Una parte essenziale
del progetto era quella di coinvolgere gli altri musicisti in
una sorta di "ponderata osservazione collettiva di se stessi
e del gruppo" a partire da un materiale pensato appositamente
per escludere qualsiasi estraniazione del singolo.
- Dunque feeling e atmosfera nei brani
Il "colore" predominante è ,come per il primo
disco "Algonchina" quello della malinconia. Termine
che non vorrei venisse interpretato come fosse sinonimo di tristezza.
La malinconia ha mille sfaccettature , talvolta anche cariche
di brio ,ed è per me un sanissimo sentimento di consapevolezza
della perdita di qualcosa,forse proprio della perdita di fair
- play musicale di cui parlo nella prima domanda.
- Come sono nate le tue composizioni ?
Dipende , alcune sono nate sotto forma di sequenze armoniche sulle
quali ho improvvisato fino ad estrapolare un tema ( è il
caso del brano che da' il titolo al disco: Aloofness o di Cèline
X);altre sono nate come melodie armonizzate .In entrambi i casi
uno degli aspetti fondamentali era quello di imporre a me e agli
altri solista di evitare di scadere nei soliti clichè manuali.
Un grado soddisfacente di creativita' si puo' ottenere soltanto
con una certa dose di rischio .
- Il contributo musicale di Pozza, Zunino, Calcagno e
Zegna ?
La scelta dei musicisti ha riflettuto l'esigenza di ritrovarmi
a "conversare" con persone musicalmente civili e rispettose,
e al tempo stesso incisive.
Conosco Andrea Aldo Riccardo e Stefano da molto tempo e posso
assicurare che ,nel senso di cui sopra, si tratta di quanto di
meglio il jazz italiano abbia espresso negli ultimi vent'anni.Tutti
loro riescono ad affermare un pensiero musicale con estrema forza
e nettezza pur senza mai aggredire e prevaricare gli altri. Incisivi
e precisi, una vera rarità.
- Perchè hai deciso di affiancare al sax il trombone
?
Sempre in conseguenza di quanto ho detto prima, quello che mi
interessava era di suonare con Stefano in quanto musicista; se
anche avesse suonato l'ocarina credo che lo avrei invitato lo
stesso. Credo che ad un certo livello si scelgano le persone e
non lo strumento che suonano.
- Cosa rappresenta per te la dimensione del quartetto
?
Il quartetto è un luogo in cui può potenzialmente
avvenire qualcosa di miracoloso oppure qualcosa di estremamente
fastidioso. Nel primo caso quattro esseri umani partecipano,direi
quasi come fossero spettatori involontari alla nascita di un fatto
sociale , di una comunione :tutti e quattro respirano e vivono
lo stesso evento scoprendo che in quel breve istante non sono
soli (se posso esprimermi con una similitudine ...come un orgasmo
simultaneo con tre donne).
All'estremo opposto, e ahimè succede spesso, si tratta
di una conversazione su che tempo farà domani tra ciechi,
sordi e metereopatici, tutti incapaci di partecipare dell'esperienza
comunicativa (come una convivenza forzata con tre donne-sic!-
che ti odiano e che tu odi).
- Cosa richiedi principalmente alla ritmica che ti accompagna
?
Rischiando di ripetermi ti dirò che chiedo sostanzialmente
due cose: di non invadere lo spazio del solista e di "titillarlo".
Il che non significa che la ritmica debba assistere all'eloquio
del solista in maniera acritica ma piuttosto che debba intervenire
a ragion veduta e tempestivamente con qualcosa di"moderatamente"destabilizzante
appena il solista mostra di incamminarsi su un sentiero troppo
battuto.
- Come interpreti il linguaggio jazz ?
Domanda da un milione di ....euro.Lo interpreto come posso,come
tutti. Tutti, a partire dai musucisti storici,sono stati attratti
dal linguaggio musicale usato da qualcuno venuto prima di loro,ne
sono rimasti affascinati e hanno cercato di riprodurlo a loro
modo.Salvo che chi riesce a riprodurre alla lettera ciò
che preesiste non passa alla storia come grande jazzista (e neanche
come musicista tout - court). Il gioco sta nel far rientrare le
proprie tendenze centrifughe nella zona del plausibile dove il
plausibile e' la media di tutto cio' che e' gia stato udito e
dove tendenza centrifuga (o "limiti" come si usa dire
ma questa espressione è quantomeno ambigua) sta per impossibilità
psicologica ed evolutiva a restare immobili al centro del plausibile.
Mi piace pensare che Monk fosse invidioso di Tatum e che siccome
era più imbranato si e' dovuto inventare(del tutto incosciamente,
è ovvio) qualcosa per conservare il rispetto di se' , o
semplicemente per continuare a godere della musica come elemento
di vita ; il risultato è qualcosa di piu' grande e vasto
di tutti gli Art Tatum del mondo. Come affermano le teorie neoteniche
(neotenia) l'evoluzione vera e propria si ha quando qualcosa va
storto nel passaggio generazionale perche il "diverso"
deve escogitare uno stratagemma per sopravvivere,necessita' alla
quale non e' sottoposto l'individuo"perfetto".Nel mio
piccolo,con molta presunzione,ritengo di essere nato con una "malformazione
musicale" o meglio una "irrequietezza" di fondo
che mi impedisce fisiologicamente di ricopiare alla lettera il
lessico di Charlie Parker o quello di Cannonball .A questa "sfiga"
ho reagito"come meglio potevo"dal punto di vista evoluzionistico
ed il risultato e' la musica che puo' essere ascoltata in "Aloofness".
- .....e come interpreti uno standard ?
Se nel suonare uno standard ho mantenuto viva la memoria di "Bird"
e degli altri attraverso il mio essere (leggi se mi sono sentito
vivo e sono riuscito ad esprimere vitalita' così come questa
sgorga dai loro dischi) considero di avere suonato bene lo standard
ed addirittura di avere fatto buona musica; se viceversa nel suonare
lo standard ho fatto ricorso alle frasi di "Bird"e degli
altri per sentirmi vivo considero che ho fallito ,come musicista
e come persona (a buon intenditore.....).
- Preferisci suonare su un tempo veloce, medio o lento
?
La risposta dipende largamente dalla condizione psicofisica del
momento, in generale se sono teso o sovraeccitato cerco di evitare
di suonare un tempo veloce perche' sarebbe come sventolare il
drappo rosso al toro nel bel mezzo di una corrida,e sappiamo tutti
che fine fa il toro...In più noto che con il passare del
tempo preferisco sempre piu' suonare i tempi medi e medio-lenti....che
sia l'età ?
- Progetti musicali futuri ?
Più che un progetto si tratta di un vero e proprio sogno
nel cassetto e consiste nella realizzazione di uno o magari più
dischi di mie composizioni originali per Big Band .Da qualche
anno mi dedico quasi esclusivamente a due attività: scrivere
musica e giocare al Superenalotto...
(riproduzione riservata)