GIOVANNI FALZONE
BIG FRACTURE
(SOUL NOTE 121378, 2003)

Partiamo dalla formazione di questo “Big fracture”, secondo disco da leader per il trombettista siciliano di Aragona Giovanni Falzone (molto probabilmente il vincitore della categoria nuovi talenti nel prossimo referendum di Musica Jazz): un quintetto apparentemente canonico nel quale spicca però la presenza di uno strumento alquanto insolito nel jazz, la viola, a segnalare un evidente desiderio di coniugare la musica "cosiddetta" colta e la musica "cosiddetta" di improvvisazione.
Il tentativo era già in parte riuscito con ”Music For Five” pubblicato nel febbraio 2002 e accolto piuttosto positivamente dalla critica nazionale e straniera; di quel disco resta solo il contrabbasso di Tito Mangialajo Rantzer affiancato questa volta da Libero Mureddu al piano, Cristian Calcagnile alla batteria e Paolo Botti, come detto, alla viola. Tutte le dieci composizioni dell’album, il cui primo riferimento è la ‘Grande Frattura’ dell’11 settembre 2001, sono di Giovanni Falzone, tutte egualmente in bilico fra il neo-classicismo bop e l’avanguardia. L’impressione, anche dopo un ripetuto ascolto, è che i pezzi più riusciti, o i momenti meglio assortiti all’interno di uno stesso brano, siano proprio quelli in cui la matrice prettamente jazz prende il sopravvento su quella più contemporanea evitando il ricorso ad un’avanguardia ormai un po’ retro e di cui non si sente troppo la mancanza. Fra i brani più interessanti, “Fragment” il sinuoso “Pallez” e il commovente “Requiem for Luca”, dedicato alla memoria dell’amico Luca Figaroli, oboista recentemente scomparso, in cui la tromba di Falzone raggiunge una rara intensità lirica.

Danilo Caronia