Andrea Pozza Trio - Introducing - Philogy 7042
Quando ho finito di ascoltare questo
splendido disco, non ho potuto fare a meno di chiedermi: dove sono
stato in tutti questi anni per non accorgermi di Andrea Pozza ?
O meglio ancora , dove si è nascosto Andrea per tutto questo
tempo ? In quali strani circuiti periferici e sconosciuti ha svolto
la sua attività ? Perchè un musicista come lui non
appare sulle copertine delle riviste di jazz ? Perchè il
suo nome non appare nei risultati dei vari referendum che si fanno
annualmente in Italia ? Bisogna anche dire che non è che
lui sia dia molto da fare per uscire dalla sua tana. Basti pensare
che questo disco , che è un qualcosa di quasi perfetto nella
sua essenzialità ed è la prova di una maestosa maturità,
non è come si potrebbe supporre, il più recente di
una serie di cd a suo nome, ma è invece il suo primo cd come
leader. Il disco, come dicevo prima, è veramente bellissimo.
Andrea non appartiene a quella serie di musicisti muscolari e spettacolari
che vanno di moda oggi. E' ancora uno di quelli per i quali ogni
nota conta . Il modo in cui affronta le ballad è assolutamente
esemplare. C'è una versione di Lush Life,per esempio, in
cui si limita ad esporre il tema senza ulteriori sviluppi improvvisativi,
ma questo tema lo suona con una tale intensità poetica da
rendercelo indimenticabile.Tutti i brani sono dei piccoli gioielli
che brillano anche grazie al concorso di Luciano Milanese e Stefano
Bagnoli, senz'altro una delle migliori sezioni ritmiche che ci sia
oggi in Italia. E so di cosa parlo perche ho avuto recentemente
la fortuna di registrare con loro ( sempre per quel meraviglioso
pazzo che è Piangiarelli) e mi sembrava di viaggiare in Rolls
Royce.I brani, tranne uno, sono tutti standard, e questo è
un altro punto a favore di Andrea, in un'epoca in cui tutti si credono
compositori per cui siamo invasi da una quantità di temi
assoulutamente inutili e inascoltabili.. Il trio è impeccabile
sia nei tempi veloci che in quelli medi e da prova di un affiatamento
invidiabile, di un notevole ascolto reciproco e soprattutto di una
grande voglia di suonare. Sembra di ascoltare i dischi di una volta,
quelli che riuscivano a comunicare in modo irresistibile il piacere
di fare musica e che ci hanno fatti innamorare irrimediabilmente
del jazz-Speriamo di non dover aspettare altri 10 anni per poter
ascoltare il prossimo lavoro di Andrea Pozza.
Enrico Rava
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