DAVID S.
WARE
THREADS
(THIRSTY EAR, 2003)
Per un musicista radical-free, come il cinquantaquattrenne
Ware, l’aspirazione a comporre, palesata nelle note di copertina,
potrebbe apparire in contrasto con l’improvvisazione spontanea
che sta alla base della sua filosofia musicale. Più semplicemente
una è la continuazione dell’altra, in una circolarità
difficile da sciogliere, come le spirali di note del tenore di Ware,
qui leader di uno ‘string ensemble’ con Mat Maneri (viola),
Daniel Roumain (violino), William Parker (basso), Guillermo Brown,
(raffinatissimo, alla batteria) e Matthew Shipp (tastiere e programmazioni).
La meditata e reiterata intensità dei quattro brani dal titolo
orientaleggiante è un po’ “déjà
entendu” mentre i restanti “Weawe I” e “II”,
con sax e batteria in accoppiata solitudine, hanno un riferimento
più diretto all’avanguardia anni ‘60: un disco
che piace ma non convince fino in fondo.
Danilo Caronia
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