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Quando il jazz diventa fotografia“
Venerdì
22 e Sabato 23 dicembre 2006
Via Sestri 57 - Genova Sestri Ponente Alcuni anni fa chi scrive queste note fu incaricato dal Centro Civico di Sampierdarena di coordinare e dar titolo ad un mostra fotografica sul jazz che raccoglieva opere di giovani fotografi liguri. A mostra quasi ultimata, il titolo venne fuori con una urgenza tutta sua, segno che stava già nascosto da qualche parte nella testa: “La luce nell’ombra”. Così si intitolò la Mostra. Titolo rigorosamente non protetto, tant’è che qualche anno dopo ad un famoso fotografo venne curiosamente in mente la stessa idea e lo stesso titolo per un suo libro fotografico. Questa storia m’è sbucata fuori da qualche angolo polveroso della corteccia cerebrale quando Fabio Giovanni Manganaro mi ha chiesto di scrivere qualche riga per questa nuova mostra fotografica. La fotografia “di” jazz e “sul” jazz ha una sua storia imponente, e, in questi tempi un po’amari, risvolti con un lieve retrogusto malinconico. Viviamo in tempi di “information overload”, di sovraccarico informativo. Puoi avere tutto e (quasi) subito, se cerchi nella ragnatela telematica che avvolge il mondo. Un filmato di Chet Baker scomparso nel nulla, un brano di Charlie Parker che un tempo costava lacrime e sangue, per essere reperito da cacciatori incalliti di nastri magnetici e vinile o, quel che è peggio, l’esibizione dell’altro ieri del Signor X al Club Y. Spoetizzante, per dirla in poche parole. Una macchina digitale trangugia scatti come fossero fishburger. I nostri archivi elettronici contengono una quantità di dati che è milioni di volte più grande di quelli che, una volta, conservavano tutti i ritagli e tutte le foto “fisiche” di un quotidiano di media grandezza. Insomma: tanto, troppo di niente, a forza di essere abituati a tutto e subito. Perché, poniamo il caso, può essere di un qualche interesse, al di là della monomaniacalità, avere raccolto un milione di scatti su Dave Douglas, o su Ben Harper, o su chi volete voi? Chi verga queste note continua a pensare che la “luce nell’ombra” del jazz, il clic che illumina di precaria eternità un’espressione, un movimento, le dita sulle chiavi di un sassofono che imprimono un suono destinato a scomparire una frazione di secondo dopo siano un unicum. Tanto più se vanno ad illuminare quegli eventi, quelle situazioni, quegli sforzi organizzativi per far vivere il jazz che riguardano le “periferie dell’impero” non toccate dallo Spirito Monetario di Umbria Jazz. E’ bello pensare che, anche quando non ci saremo più, qualche tocco di “luce nell’ombra” resterà anche per i musicisti passati da Sestri Jazz e dal suo Premio. Anche In Rete, si intende. Guido Festinese |